Una
sconfitta culturale per la corsa al ritorno del vecchio e rassicurante
“distanziamento sociale”. Finalmente potremo posare metro e
mascherine, e goderci “vicini vicini” la “meravigliosa cosiddetta normalità”
dove tutto gira al contrario ma a cui non riusciamo proprio a rinunciare.
(Alessandro Danese)
Dopo la movida, la ripresa del calcio, questa corsa alla cosiddetta normalità segna l'ennesima sconfitta culturale. Se questa è la nostra visione
di resilienza e quindi
di adattarsi alle crisi facendo null'altro che ripercorrere le stesse strade impervie, ingiuste e vergognose di prima, la speranza di una rinascita è pressoché morta e sepolta.
E mentre Seul avverte il Mondo di possibili ricadute e reintroduce delle restrizioni, da noi continua la corsa all’apertura con una Fase 2 sempre più orientata al “liberi tutti” tra movida, riaperture selvagge ed il restart del Dio Pallone, con buona pace dell’industria, di parte della politica e dei cittadini, si anche dei poveri cittadini, stufi di sottostare alle restrizioni forse più che preoccupati di una crisi economica devastante, ma in barba agli scienziati che non perdono occasione per ricordare che “non è finita”.
